Castellazzo Bormida

Chiesa della SS. Trinità da Lungi

A Castellazzo Bormida, anticamente conosciuta come Gamondio, le numerose chiese medievali superstiti testimoniano una profonda devozione popolare. Tra queste, la chiesa della Santissima Trinità da lungi si distingue come uno dei più notevoli e suggestivi esempi di architettura medievale della regione, conservando al suo interno affreschi risalenti al XIV e XV secolo, accompagnati da una straordinaria e raffinata decorazione plastica dei capitelli senza eguali.

Una fervente devozione popolare

Nel 1106, la comunità di Gamondio, che godeva di piena autonomia comunale, contava già diciassette chiese. Nel XVII secolo, il censimento ne registrò trentacinque, tra chiese e oratori, che ha portato a descrivere l’entusiasmo religioso della popolazione nei termini di una “competizione devozionale”. 

Chiesa della SS. Trinità da Lungi

Sul tracciato di un’antica via consolare romana, fuori dal centro urbano, sorge isolata la chiesa campestre della Santissima Trinità da lungi, chiamata così anche per distinguerla dall’oratorio della Pietà eretto nel centro del paese. L’attenta osservazione dall’esterno ci permette di ammirare un esempio integro e magistrale di prassi architettonica medievale: la policromia lapidea e laterizia produce un suggestivo e rarissimo esito. L’abside infatti presenta tre aperture a monofora, costitute da unici blocchi calcarei monolitici accuratamente lavorati, con l’apertura centrale che differisce nella terminazione ad arco, producendo un raffinato ritmo, arricchito da mensole di appoggio che sostenevano gli archetti pensili del coronamento superiore (di cui ne rimangono superbi esempi ad intreccio). 

 

Parte di un complesso religioso più ampio, la chiesa è già funzionante all’inizio del XII secolo, quando compare elencata nel 1134 tra i possedimenti concessi ai canonici regolari di Santa Croce di Mortara in una bolla papale, diventando un centro per l’accoglienza dei viandanti. Nel XIV secolo inizia però ad essere oggetto di una serie di alienazioni, passando prima alla giurisdizione della chiesa di San Martino di Alessandria, nel 1352 i suoi beni vengono affidati al laico Pietro Trotti, del quale la chiesa seguirà le vicende di questa famiglia fino al 1650, per giungere infine nel 1731 tra le proprietà dei Ghilini che intervengono con una serie di restauri.

Il pannello mariano appare eseguito al di sopra dello strato del Cristo, mostrando anche una qualità esecutiva minore, nonostante il linearismo delle figure e una studiata composizione architettonica.

L’ambientazione spaziale, il trono cuspidato, la resa dei panneggi (di cui abbiamo purtroppo perso la caratterizzazione coloristica) e l’estremo calligrafismo dei volti hanno permesso di accostare questo intervento ad alcune produzioni pittoriche locali della prima metà del XV secolo.

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